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Le infermiere bocciano la riforma clinica: «Non offre soluzioni» Gundula Gröber presidente Ipasvi: «Inutile tenere aperto un reparto quando non ha più i numeri» BOLZANO. Gli infermieri bocciano la Riforma clinica. «Il documento messo a punto dall’Asl

Le infermiere bocciano la riforma clinica: «Non offre soluzioni»

Gundula Gröber presidente Ipasvi: «Inutile tenere aperto un reparto quando non ha più i numeri»


BOLZANO. Gli infermieri bocciano la Riforma clinica. «Il documento messo a punto dall’Asl non è grado di dare le risposte che il sistema aspetta. La riorganizzazione del “territorio” (distretti e medici di base) che serve ad alleggerire e sgravare gli ospedali è inesistente. E poi riteniamo inutile tenere aperto un reparto (leggi Ostetricia a San Candido) anche quando non ha più i numeri che servirebbero».
Gundula Gröber, presidente del collegio provinciale Ipasvi - che raggruppa infermieri, assistenti sanitari e infermieri pediatrici e che conta all’attivo quasi cinquemila iscritti - ha scelto la rivista mensile “Pharus” per smontare la riorganizzazione dei sette ospedali.
«Dobbiamo saper fornire una risposta efficace, ampia, multiprofessionale e trasversale ai problemi di salute dei cittadini - scrive la Gröber. Caratteristiche a malapena riconoscibili nella Riforma a cui manca sistematicità e metodica nonché coerenza e persistenza. La sfida della sanità del futuro sta in concetti di assistenza sempre più mirati ed ampi che riguardano sia l’ospedale che il “territorio” che il documento non ha ancora elaborato ma che riteniamo essere urgenti per rispettare gli standard nazionali e internazionali».
INFERMIERI ESCLUSI.
La presidente spiega che il documento taglia fuori gli infermieri. «La Riforma in 27 pagine riesce a nominare l’assistenza infermieristica solo due volte e fa di peggio con le restanti professioni sanitarie». Gli infermieri non perdonano all’Asl di far ruotare tutto attorno ai primari. «Siamo in tanti, impegnati in ambiti diversi ma non siamo stati presi in considerazione e non possiamo né comprendere né condividere questa scelta. Esiste personale infermieristico vero e proprio, personale tecnico-sanitario, addetti alla riabilitazione ecc. ma l’Asl sembra prediligere un modello medico-centrico e non affronta i problemi che risultano dalla mancata integrazione di tutto il personale. E sbaglia».
REPARTI INUTILI. Dall’Ipasvi arriva una stoccata indiretta e pesantissima alla volontà politica di mantenere l’Ostetricia di San Candido. «Non ci appare né trasparente né coerente che un reparto debba rimanere aperto benché non si raggiungano il numero dei casi necessari e che oltretutto, per la sua conservazione, sia decisivo il finanziamento trasversale da parte dei comuni. Ci chiediamo se lo stesso non valga per altri reparti, per esempio per la Pediatria».
IL TERRITORIO. Gli infermieri non capiscono come l’Asl intenda concretizzare la riorganizzazione degli ospedali che restano per pazienti acuti e cosa intenda fare col “territorio” che dovrà farsi carico di tutto il resto (ad esempio dei malati cronici). «La riorganizzazione degli ospedali viene descritta in modo dettagliato, quella del “territorio” rimane vaga, soprattutto per quanto riguarda il servizio di medicina di base, la medicina generale e i distretti sanitari. A questo punto noi diciamo che se l’Azienda intende veramente spostare prestazioni inappropriate dagli ospedali al “territorio” deve prima chiarirsi le idee».
I MEDICI DI BASE.
Stroncata anche la parte che parla dei medici di base. «Quando la Riforma parla di medici di medicina generale propone il modello di organizzazione degli studi associati. Ma non dice che l’esperienza di altre regioni italiane (Emilia Romagna, Toscana ecc.) mostra che gli studi associati non bastano a migliorare l’assistenza alla popolazione, sfruttare meglio le risorse del territorio, sgravare gli ospedali e portare avanti il collegamento in rete». Per i diretti interessati esiste una soluzione migliore. «Riteniamo che l’istituzione di centri/case della salute con copertura multiprofessionale a seconda del fabbisogno assistenziale della popolazione sia strada parimenti valida, se non migliore per riorganizzare la futura assistenza territoriale. Esiste per esempio la figura dell’ infermiera di famiglia richiesta dall’Organizzazione mondiale della sanità per integrare e sgravare i medici generici, che sono già al limite delle capacità».
Gli infermieri ritengono «importante introdurre delle unità di valutazione per pazienti con particolare complessità di assistenza e cura (pazienti con demenza, sclerosi multipla, grave insufficienza cardiaca o respiratoria, persone anziane con patologie multiple e bisognose di assistenza, pazienti palliativi ecc.)». (v.f.)


Quelle: Alto Adige vom 28.12.2010