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Bolzano - Immigrati, fase due Indagine sulla seconda generazione - CONVEGNO IN DUE SCUOLE BOLZANINE

ALAN CONTI
«Bisogna fare una profonda riflessione su quei ragazzi che si trovano, usando una metafora, “nella terra di mezzo”». Esordisce così Marco Ferretti, organizzatore del Convegno «Giovani in bilico» in programma oggi e domani presso il Liceo Scientifico “Torricelli” e la Scuola Media “Ugo Foscolo” di Bolzano.
Oggetto del convegno i giovani stranieri di seconda generazione: ragazzi nati e cresciuti in Italia, da genitori immigrati, che si trovano a gestire un forte dualismo tra la cultura d’origine e quella del paese d’accoglienza. La manifestazione presenta una serie di conferenze durante la mattinata mentre il pomeriggio è dedicato ai laboratori per gli insegnanti. «Sono 590.000 in Italia le iscrizioni di studenti stranieri per quest’anno scolastico - chiarisce Marco Ferretti -, mentre sono 3 milioni i residenti in Italia che non hanno cittadinanza italiana, circa il 5% della nazione. Di questi 398.200 sono i cosiddetti “stranieri di seconda generazione”. Tutti numeri che devono far riflettere».
I numeri parlano di un fenomeno in costante aumento anche nella realtà altoatesina: «Gli iscritti stranieri nelle scuole italiane sono circa 2.800, mentre in quelle tedesche sono 2.300, rappresentando rispettivamente il 12% e il 4,5% del totale degli alunni. Ogni anno contiamo circa un centinaio di nuove iscrizioni - sintetizza Ferretti - I giovani di seconda generazione, inoltre, sul nostro territorio sono molto più numerosi nelle scuole elementari e medie rispetto alle superiori, perché il fenomeno è tutto sommato recente. Le scuole sono generalmente preparate e abituate ad affrontare il problema dell’inserimento, anche se esistono delle differenze tra scuola e scuola secondo l’esperienza accumulata in questi anni. A Bolzano sono ovviamente più preparati rispetto agli istituti fuori città».
Gli insegnanti si trovano a dover affrontare difficoltà nel gestire classi che spesso sono un vero e proprio mosaico di nazionalità e culture differenti. «Sicuramente la scuola deve aiutarli e la strategia si articola in tre fasi - conclude Marco Ferretti - Prima di tutto è fondamentale un lavoro d’accoglienza, attraverso un dialogo frequente con l’alunno e la famiglia, in modo da inserirlo tranquillamente nel contesto scolastico. Secondo passo è quello dell’alfabetizzazione e delle competenze linguistiche, che da noi presenta anche il problema della seconda lingua. Italiano e tedesco sono fondamentali per l’integrazione. L’ultima fase è propria degli insegnanti che devono impegnarsi nel creare un gruppo classe con un amalgama forte sia tra i compagni sia nei confronti dei docenti».
Anche la società nel suo complesso ha precise responsabilità nel processo d’integrazione. «La nostra provincia è a tutti gli effetti una realtà plurilingue, se si considera che i residenti stranieri sono ormai 300.000, pari al 6% della popolazione, contro il 4,7% dei ladini - spiega Luisa Gnecchi, Assessore provinciale alla scuola - Bisogna prenderne atto e impegnarsi ad aiutare le scuole con attività culturali parallele, ma non solo. La casa è un altro aspetto importante, capace di creare un tessuto sociale adatto all’integrazione, perché per un ragazzo è fondamentale poter contare su una stanza dove poter stare e studiare».
La Sovrintendente scolastico Bruna Visintin Rauzi si complimenta con la scuola italiana «che ha sempre tenuto un atteggiamento di totale apertura e collaborazione verso studenti d’origine straniera. La scuola deve essere in grado di fornire un quadro chiaro e delineato delle diverse culture. In questo modo anche i giovani stranieri di seconda generazione, che si dibattono tra la cultura dei genitori e quella della società in cui sono cresciuti, possono decidere coscienziosamente dove porre le proprie radici, avendo ben chiare tutte le peculiarità di ogni cultura. La scuola è il luogo dove possono sentirsi veramente in democrazia, entrando in una dimensione di dialogo tra le culture. È questa la vera interculturalità».


Quelle: Alto Adige vom 19.10.2007