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Per sinti e rom una vita ai margini - In un libro le discriminazioni palesi e striscianti contro i nomadi. Anche a Bolzano

Il problema dell’accesso al lavoro. Il caso Castel Firmiano. Una situazione di discriminazione qualche volta strisciante, qualche altra volta palese, che i nomadi rom e sinti devono subire in Italia e in Alto Adige. Una situazione per certi versi complessa, di cui si è parlato a lungo venerdì sera aCasa Altmann, in occasione della presentazione di «Cittadinanze imperfette», rapporto sulla discriminazione razziale di rom e sinti in Italia prodotto dall’associazione OsservAzione con la partecipazione dell’autore e dell’European Roma Rights Centre (ERRC). L’incontro - si legge in una nota - è stato introdotto da Radames Gabrielli, presidente dell’associazione Nevo Drom che ha fatto gli onori di casa. Claude Cahn, direttore dei programmi della Errc, ha presentato la condanna contro l’Italia del Comitato Europeo per i Diritti Sociale per la violazione del diritto ad un alloggio adeguato sancito dall’articolo 31 della Carta Sociale Europea Revisionata.
Cahn ha inoltre sottolineato come anche la situazione di Bolzano presenta «molti aspetti critici riconducibili alle violazioni indicate nella decisione del comitato». Nando Sigona di OsservAzione, membro del Centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti ha illustrato i punti salienti di «Cittadinanze imperfette» (Edizioni Spartaco, 2006), evidenziando i numerosi esempi di discriminazione razziale di cui sono oggetto rom e sinti. Nel rapporto sono documentati casi di discriminazione in relazione a accesso alla casa e ad alloggio adeguato, lavoro, scuola, status giuridico e rappresentazione nei mezzi di comunicazione.
In «Cittadinanze imperfette», è riportato il caso di Bolzano, in particolare per quanto concerne le politiche abitative e la situazione ambientale e sanitaria del «campo nomadi» di Castel Firmiano locato su un ex-discarica di rifiuti. L’incontro si è svolto alla presenza di numerosi sinti e rom, che hanno partecipato attivamente con molti interventi durante il dibattito.
Era presente anche l’assessore comunale alle politiche sociali di Bolzano, Patrizia Trincanato, che si è soffermata sulle problematiche inerenti alla discarica di Castel Firmiano e alle ipotetiche soluzioni.
Claude Cahn ha sottolineato - conclude la nota - come, in casi simili, la Corte Europea per i Diritti Umani non ha avuto dubbi circa la gravità della situazione e il bisogno di intervenire celermente, garantendo per i risedenti, ha sottolineato Cahn, «alloggi adeguati nel rispetto degli standard sanciti dalla legislazione europea in materia».
A parte la stringente attualità, vale a dire il problea abitativo e sanitario legato alla presenza dei nomadi in un’area degradate quale la «spaghettata», la pubblicazione ha anche il merito di mettere nero su bianco alcune situazioni che evidenziano una forma di discriminazione più stottile, rispetto a quella macroscopica e pubblica dell’inadeguatezza logistica dell’attuale campo nomadi bolzanino. Campo nomadi, appunto. Si tratta di un problema legato all’accesso al lavoro sanato solo in tempi recentissimi. «Dal 1988 all’ottobre 2004 - si legge in «Cittadinanze imperfette» - i residenti del campo di Castel Firmiano avevano sui permessi di soggiorno la dicitura «campo nomadi» o «campo rom».
Dall’ottobre 2004 il campo ha, finalmente, ottenuto un numero civico e sui permessi appare un indirizzo normale. La paura di essere identificati come zingari è ben rappresentata in questo episodio che ciè stato raccontato durante la nostra visita a Bolzano: quando nell’agosto 2004 un incendio nato da un cortocircuito distrusse tre baracche di legno ed attirò nel campo alcune televisioni, molti rom, per paura di perdere il lavoro se fossero stati riconosciuti come «zingari» dai datori di lavoro, evitarono accuratamente di apparire sugli schermi».


Fonte: Alto Adige da 25/06/2006


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